Thursday, 28 April 2016

Agli editori Italiani

Una riflessione indirizzata agli editori italiani.
Probabilmente non dovrei rivolgermi a tutti in modo generico, ma lo faccio anche per offrire uno spunto di riflessione. Agli editori ai quali ho sottoposto il mio libro sulle Mutilazioni Genitali Femminili e che mi hanno scritto, ho risposto in privato.

Molti scrittori sanno che un nuovo libro è ogni volta un'esperienza diversa anche per quanto riguarda la ricerca di un editore. Il fatto che tu abbia pubblicato otto libri con altri editori non ti da la garanzia che il nono abbia la strada già spianata o una porta già aperta. Su questo non ho nulla da ridire, del resto chi fa lo scrittore lo fa perché ama farlo indipendentemente dalla pubblicazione, almeno nel mio caso è così. Ci sono tuttavia delle eccezioni, ci sono libri che nascono per essere pubblicati.
Quattro anni fa ho lavorato con un collettivo di donne in Sudafrica con cui ho realizzato una performance sul tema delle Mutilazioni Genitali Femminili (per dettagli si veda nel sito). Due anni fa ho messo insieme tutto il materiale del collettivo, le mie ricerche cominciate molti anni prima del collettivo, il risultato dei miei incontri con attivisti, sopravvissute e artisti in giro per il mondo che sono quotidianamente impegnati nel sensibilizzare sull'argomento. Inizialmente avevo trovato un piccolo editore a cui la tematica interessava, che aveva in mente di sviluppare un ambizioso progetto di una edizione in tre lingue, il risultato è sfociato in una totale mancanza di professionalità e puntualità, quindi ho declinato la collaborazione.
In una seconda fase, ho cominciato a inviare il libro ad altri editori (tra cui anche a quelli con cui ho lavorato in passato) che hanno collane di saggistica su temi sociali. Le risposte sono state gratificanti: "complimenti per il libro", "apprezzo la completezza del libro che mi ha permesso di conoscere aspetti inediti sull'argomento che ignoravo", "il suo lavoro è meritevole", "congratulazioni, il libro è accurato e coraggioso" etc...
Per contro il senso finale di alcuni di questi messaggi è: nonostante il libro sia "pregevole", "interessantissimo", "notevole e ben curato", "non trova spazio nell'editoria italiana perché occorrerebbe "un investimento" che solo un grande editore potrebbe fornire se mai volesse farne diventare un caso dell'anno strumentalizzando così la tematica."  Ho riflettuto e c'è un solo modo perché un libro sulle MGF  possa diventare un "caso letterario" in Italia: essere una donna mutilata. Se fossi stata una migrante proveniente da un paese dove si praticano le MGF e avessi scritto un'autobiografia (magari con l'aiuto di un ghost writer, cosa che accade) parlando della mia mutilazione allora un editore avrebbe potuto investire del denaro e ricavarne/costruirne un bestseller. Preciso che non sono contro questo tipo di libri, anzi sono felice quando donne sopravvissute alle MGF riescono a parlarne e a condividere la loro esperienza, a far sentire la loro voce per cambiare la società in cui sono cresciute. Chi meglio di loro conosce il dolore e la sofferenza che portano sul loro corpo e sulla loro mente? Ho alcune amiche in diversi paesi che lo hanno fatto e hanno avuto successo, meritatissimo. Del resto il mio lavoro consiste anche in questo, come nel lavoro del collettivo sudafricano, aiutare chi ha subito un trauma a usare l'arte/la parola come strumento per affermare la propria identità superando il silenzio e spezzando il tabù che spesso avvolge diverse forme di violenza come le mutilazioni. Una donna sopravvissuta alle MGF che condivide la sua esperienza,  scrivendone sta aiutando qualcun' altra a trovare il coraggio di uscire allo scoperto e denunciare la pratica. 
Il mio punto è un altro. Un tema così importante non dovrebbe essere strumentalizzato, da un editore per di più ( mi viene da pensare che in Italia anche la politica lo ha strumentalizzato a suo tempo).
Ci sono vari modi di presentare l'argomento: attraverso un'autobiografia come ho detto poc'anzi, un saggio antropologico (poco fruibile però alla maggior parte dei lettori) o anche un percorso artistico. Nel mio libro ho cercato di mettere insieme le voci di chi ha vissuto questa esperienza e il mio percorso artistico con donne mutilate e colleghi impegnati a "tradurre" in arte il dolore, la sofferenza ma anche il coraggio di dire di NO a questa pratica, per far sì che l'argomento sia facilmente fruibile da tutti. Un libro che vuole essere uno strumento formativo e informativo, una lettura sul potere dell'arte come strumento per superare i traumi e affermare la volontà dei cambiamenti sociali e culturali.  Un libro che permette di esplorare il tema delle MGF in un quadro più ampio,  attraverso le testimonianze dirette di chi viene da comunità che praticano le MGF, attraverso gli artisti che in diverse arti danno voce a chi non ce l'ha, attraverso il lavoro poetico e teatrale di chi è sopravvissuto alle MGF e ha trovato nella parola, nella musica, nel cinema, nella pittura un mezzo per creare impatto e scuotere il pensiero dominante patriarcale che "giustifica" le MGF.

In Italia l'argomento delle MGF interessa pochissimi editori, i pochi libri che esistono sono perlopiù saggi antropologici che non si rivolgono certo a un pubblico vasto di lettori.
Rispetto ad altri paesi europei sicuramente l'Italia ha un tasso di donne mutilate o a rischio di mutilazione più basso. In Italia i grandi media parlano raramente delle MGF a meno che non si tratti di qualche evento drammatico. I piccoli media indipendenti online si sforzano un po' di più! (Mai abbastanza).
Nonostante tutto questo le MGF sono un argomento che ci riguarda tutti. Il fatto che l'Italia sia un paese di forte immigrazione da paesi dove le MGF vengono praticate,  dovrebbe essere un indicatore certo.
Mi piace citare la scrittrice ed educatrice statunitense Rudine Sims Bishop che afferma che i libri devono essere specchi e finestre. I libri diventano specchi quando sono in grado di far scattare un processo di identificazione nel lettore (il lettore si vede rappresentato, acquista una voce), i libri sono finestre quando presentano mondi, idee, esperienze, culture, tematiche  diverse.
Secondo questo assunto le 35/40.000 donne mutilate e a rischio di mutilazione in Italia hanno il diritto di essere rappresentate e al contempo tutti gli altri di poter aprire una finestra su una tematica importante e urgente.

Mettendomi nei panni di un editore, direi che bisogna avere il coraggio di fare delle scelte diverse dalla tendenza e in base a queste scelte fare in modo che l'argomento scelto raggiunga un numero sempre più vasto di lettori. Non si può pensare che un argomento di importanza sociale nazionale e internazionale abbia l'approvazione solo se è in grado di scatenare un "caso" e quindi numeri ragguardevoli. I numeri si costruiscono sui contenuti, ci vuole impegno, dedizione, passione, intuizione e coraggio.

Ho diverse amiche scrittrici, femministe, plurilaureate appartenenti a "minoranze"  in giro per il mondo che, per vedere affermato il diritto di rappresentanza  (ed esempio afroamericani, latini, lgbti, salute mentale, immigrati) negato dagli editori mainstream, hanno deciso di non mollare e hanno creato un loro marchio imprint e permesso a tanti lettori di conoscere il loro lavoro discriminato per una ragione o per l'altra.  Chiaramente non riescono a trovare spazio sulle grandi testate per interviste, segnalazioni, recensioni, né possono partecipare a premi letterari, ma la rete, in lingua inglese soprattutto,  è vasta e lo spazio perché il loro lavoro sia visibile, lo trovano.
Quindi ho pensato anche io a nuove strade.

Aggiungo che quando si tratta dei media, le cose non sono migliori. Quando parlano di MGF avviene perlopiù per mettere in risalto la notizia di una bambina morta dissanguata come conseguenza della pratica. I toni sono quasi sempre pregiudizievoli e poco inclusivi, anziché avvicinare chi vive in comunità praticanti le MGF a considerare l'opportunità di spezzare il silenzio su questa pratica, li allontana. 
Al riguardo insieme ad un team internazionale di attivisti a vario livello sto preparando una lettera, tradotta in molte lingue,  indirizzata ai media di tutti i paesi dove si fa una esplicita richiesta affinché l'approccio alle MGF sia inclusivo, dia spazio a chi vuole opporsi alla pratica senza paura di essere giudicato e contribuisca a diffondere notizie positive di chi lavora ogni giorno per far vedere un mondo libero da questa pratica.

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